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GU 2 luglio 1986, n. 151
Legge 21 giugno 1986, n. 317.
Attuazione della direttiva n. 83/189/CEE relativa alla procedura d'informazione nel
settore delle norme
e delle regolamentazioni tecniche.
1. Definizioni preliminari. - 1. Ai fini della presente legge, nonché per l'esercizio
delle competenze
di cui al decreto-legge 30 giugno 1982, n. 390, convertito, con modificazioni, dalla legge
12 agosto
1982, n. 597, si intende per:
a) «prodotto»: i prodotti di fabbricazione industriale e i prodotti agricoli;
b) «specifica tecnica»: una specifica normativa contenuta in un documento che definisce
le
caratteristiche richieste a un prodotto, quali i livelli di qualità o di utilizzazione,
la sicurezza, le
dimensioni, nonché le prescrizioni applicabili al prodotto per quanto riguarda la
denominazione di
vendita, la terminologia, i simboli, le prove ed i metodi di prova, l'imballaggio, la
marcatura e
l'etichettatura e le procedure di valutazione della conformità. Sono altresì ricompresi
i metodi ed i
procedimenti di produzione relativi ai prodotti agricoli ai sensi dell'articolo 38,
paragrafo 1, del Trattato
istitutivo della Comunità europea, i prodotti destinati all'alimentazione umana e
animale, nonché i
medicinali definiti dall'articolo 1 della direttiva 65/65/CEE del Consiglio ed inoltre i
metodi ed i
procedimenti di produzione relativi agli altri prodotti, quando abbiano un'incidenza sulle
caratteristiche
di questi ultimi;
c) «altro requisito»: un requisito diverso da una specifica tecnica, imposto ad un
prodotto per
motivi di tutela, in particolare dei consumatori o dell'ambiente, e concernente il suo
ciclo di vita dopo la
commercializzazione, quali le sue condizioni di utilizzazione, di reimpiego o di
eliminazione, qualora tali
condizioni possano influenzare in modo significativo la composizione o la natura del
prodotto o la sua
commercializzazione;
d) «norma»: una specifica tecnica, approvata da un organismo riconosciuto ed abilitato
ad
emanare atti di normalizzazione, la cui osservanza non sia obbligatoria ed appartenente ad
una delle
seguenti categorie: norme internazionali, norme europee, norme nazionali. Sono norme
internazionali,
europee o nazionali, le norme adottate e messe a disposizione del pubblico rispettivamente
da
un'organizzazione internazionale, da un organismo europeo o da un organismo nazionale di
normalizzazione;
e) «programma di normalizzazione»: il piano di lavoro predisposto da uno degli organismi
di cui alla
lettera d), contenente l'elenco degli argomenti oggetto di lavori di normalizzazione;
f) «progetto di norma»: il documento contenente il testo delle specifiche tecniche per
una
determinata materia, per la quale si prevede l'adozione secondo la procedura di
normalizzazione
nazionale e che è distribuito ai fini di inchiesta pubblica o commento;
g) «organismo europeo di normalizzazione»: uno degli organismi elencati nell'allegato I
alla
direttiva 94/10/CE;
h) «organismo nazionale di normalizzazione»: uno degli organismi elencati nell'allegato
II alla
direttiva 94/10/CE;
i) «progetto di regola tecnica»: il testo di una specifica tecnica o di altro requisito,
comprendente
anche disposizioni amministrative, elaborato per l'adozione come regola tecnica da parte
degli organi
competenti e che si trovi in una fase preparatoria che permetta ancora di apportarvi degli
emendamenti sostanziali;
l) «regola tecnica»: una delle specifiche tecniche o uno degli altri requisiti, comprese
le disposizioni
amministrative che ad esso si applicano, indicati al comma 2 e comunque ogni specifica
tecnica o altro
requisito, la cui osservanza è obbligatoria per la commercializzazione o l'utilizzazione
di un prodotto sul
territorio nazionale o in una parte importante di esso, nonché le disposizioni
legislative, regolamentari
ed amministrative degli Stati membri intese a vietare la fabbricazione, la
commercializzazione o
l'utilizzazione di un prodotto ad eccezione di quelle indicate all'articolo 9, comma 6.
2. Costituiscono, in ogni caso, regole tecniche:
a) le disposizioni legislative, regolamentari o amministrative, che fanno riferimento a
specifiche
tecniche, ad altri requisiti, a codici professionali o di buona prassi che si riferiscono,
a loro volta, a
specifiche tecniche o ad altri requisiti e la cui osservanza conferisce una presunzione di
conformità
alle prescrizioni fissate dalle suddette disposizioni legislative, regolamentari o
amministrative;
b) gli accordi facoltativi dei quali l'autorità pubblica è parte contraente e che mirano
al rispetto di
specifiche tecniche o di altri requisiti, ad eccezione del capitolato degli appalti
pubblici;
c) le specifiche tecniche e gli altri requisiti connessi con misure di carattere fiscale o
finanziario
che influenzano il consumo di prodotti, incoraggiando l'osservanza di tali specifiche
tecniche o di altri
requisiti ad eccezione delle specifiche tecniche e degli altri requisiti volti a finalità
di sicurezza sociale
(2).
2. Prodotti esclusi dalla normativa. - 1 (3).
3. Nomine di rappresentanti dello Stato nel Comitato della Commissione delle Comunità
europee. -
1. I rappresentanti dello Stato italiano in seno al Comitato permanente previsto
dall'articolo 5 della
direttiva 83/189/CEE del 28 marzo 1983, sono nominati dal Ministro degli affari esteri, su
designazione,
rispettivamente, del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, del
Ministro dei lavori
pubblici, del Ministro del lavoro e della previdenza sociale e del Ministro delle poste e
delle
telecomunicazioni, nell'ambito dei funzionari delle direzioni generali specificatamente
competenti e di
esperti altamente specializzati.
2. I rappresentanti di cui al comma 1 coordinano la propria attività con le altre
amministrazioni
pubbliche interessate, anche mediante la periodica convocazione di conferenze di servizi
con i
rappresentanti delle amministrazioni interessate.
3. Possono essere designati, di volta in volta, in casi particolari, funzionari di
amministrazioni
pubbliche ed esperti altamente specializzati su specifici argomenti da trattare in seno al
Comitato di cui
al comma 1 (4).
4. Organismi italiani di normalizzazione. - 1. Ogni modifica degli organismi italiani
di
normalizzazione di cui all'elenco allegato alla direttiva 83/189/CEE del 28 marzo 1983, è
comunicata
alla Commissione delle Comunità europee dal Ministro dell'industria, del commercio e
dell'artigianato,
previo decreto interministeriale adottato di concerto con i Ministri degli affari esteri,
del lavoro e della
previdenza sociale, dei lavori pubblici e dell'università e della ricerca scientifica e
tecnologica. Le
modifiche entrano in vigore alla data di pubblicazione del provvedimento nella Gazzetta
Ufficiale delle
Comunità europee.
2. La vigilanza sugli enti che assolvono le funzioni di organismo di normalizzazione ai
fini della
presente legge è esercitata dal Consiglio nazionale delle ricerche, che riferisce al
Ministero
dell'industria, del commercio e dell'artigianato, e, limitatamente al settore
dell'ingegneria civile e
strutturale, d'intesa fra il Consiglio nazionale delle ricerche e il Consiglio superiore
dei lavori pubblici, i
quali riferiscono ai Ministeri dell'industria, del commercio e dell'artigianato e dei
lavori pubblici (4).
5. Adempimenti degli organismi di normalizzazione e delle amministrazioni pubbliche. -
1. Entro il
31 gennaio di ogni anno gli organismi di normalizzazione informano la Commissione delle
Comunità
europee e i corrispondenti organismi degli altri Stati membri della Comunità europea,
nonché il
Comitato europeo di normalizzazione (CEN), l'Istituto europeo per la standardizzazione
nelle
telecomunicazioni (ETSI) e il Comitato europeo di normalizzazione elettrotecnica (CENELEC)
sui
programmi di normalizzazione e sui progetti di norma che non costituiscono la
trasposizione integrale di
una norma internazionale o europea, indicando in particolare se la norma costituisce una
nuova norma
nazionale o una sua modifica ovvero la trasformazione di una norma internazionale o
europea e
segnalando in tal caso le differenze o modifiche apportate. Le informazioni di cui al
presente comma
sono aggiornate ogni tre mesi.
2. Le informazioni ricevute dagli organismi di normalizzazione degli altri Stati membri
della Comunità
europea, dal CEN, dall'ETSI e dal CENELEC, sono trasmesse dagli organi italiani di
normalizzazione
all'Ispettorato tecnico dell'industria del Ministero dell'industria, del commercio e
dell'artigianato e,
limitatamente al settore dell'ingegneria civile e strutturale, al Servizio tecnico
centrale del Consiglio
superiore dei lavori pubblici.
3. Presso il Dipartimento per il coordinamento delle politiche comunitarie della
Presidenza del
Consiglio dei ministri viene indetta, con frequenza mensile, una riunione di coordinamento
con le
amministrazioni pubbliche che presentano i progetti di regola tecnica ad applicazione
generale per la
cui emanazione o approvazione sono competenti, nonché i testi definitivi dei
provvedimenti, al fine di
verificare la completezza dell'informazione che verrà trasmessa alla Commissione delle
Comunità
europee a cura del Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato, anche in
relazione alla
eventuale richiesta di procedura d'urgenza. Ogni progetto è corredato da apposita
relazione recante
l'enunciazione dei motivi che ne rendono necessaria l'adozione e dall'eventuale, motivata,
richiesta di
riservatezza, alla quale il Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato si
conforma
nell'effettuare la trasmissione. I progetti contenuti in provvedimenti, anche con valore o
forza di legge,
ovvero di iniziativa legislativa, di competenza del Consiglio dei ministri sono
presentati, a cura dei
Ministeri proponenti, subito dopo la loro approvazione da parte del Consiglio dei
ministri.
4. Se il progetto di regola tecnica fa parte di una misura prevista in atti comunitari
diversi dalla
direttiva 83/189/CEE, può essere comunicato alla Commissione delle Comunità europee in
conformità
al presente articolo, ovvero secondo la procedura prevista dalle norme di attuazione della
misura
sopraindicata. In tal caso nella comunicazione è espressamente dichiarato che la stessa
vale anche ai
sensi della direttiva 83/189/CEE. Della comunicazione è data notizia al Ministero
dell'industria, del
commercio e dell'artigianato e al Dipartimento per il coordinamento delle politiche
comunitarie della
Presidenza del Consiglio dei ministri.
5. Se il progetto di regola tecnica mira a limitare la commercializzazione o
l'utilizzazione di una
sostanza, di un preparato o di un prodotto chimico, anche per motivi di salute pubblica o
di tutela dei
consumatori o dell'ambiente, esso è comunicato unitamente ad un promemoria relativo alla
sostanza, al
preparato o al prodotto, ai prodotti di sostituzione conosciuti e disponibili, se tali
informazioni sono
disponibili, nonché alle conseguenze per la salute pubblica o la tutela del consumatore o
dell'ambiente,
corredato da un'analisi dei rischi effettuata secondo i princìpi generali di valutazione
dei rischi dei
prodotti chimici di cui all'articolo 10, paragrafo 4, del regolamento (CEE) n. 793/93 ove
si tratti di una
sostanza già esistente, o di cui all'articolo 3, paragrafo 2, della direttiva 92/32/CEE
nel caso di una
nuova sostanza.
6. La procedura di notifica di cui al presente articolo non si applica alle disposizioni
legislative,
regolamentari e amministrative, o agli accordi facoltativi di cui all'articolo 9, comma 6
(5).
6. Comunicazione delle informazioni da parte del Ministero dell'industria, del
commercio e
dell'artigianato. - 1. Le informazioni acquisite dal Ministero dell'industria, del
commercio e
dell'artigianato, nel corso della procedura comunitaria di informazione nel settore delle
norme e delle
regolamentazioni tecniche sono poste a disposizione delle altre amministrazioni pubbliche
interessate. Il
Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato definisce le modalità per
assicurare il flusso
delle informazioni, anche mediante sistemi di posta elettronica. Il Ministro
dell'industria, del commercio
e dell'artigianato è tenuto a garantire l'accesso alle informazioni da parte degli
utenti, singoli od
associati, anche attraverso l'ausilio di adeguati supporti informatici e di sportelli al
pubblico, aperti a
cura delle amministrazioni regionali.
2. Le osservazioni elaborate da parte delle amministrazioni statali, relative ai progetti
di norme o di
regole tecniche presentate da altri Stati membri, sono trasmesse alla Commissione delle
Comunità
europee a cura del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato. Tali
osservazioni possono
fondarsi unicamente sugli aspetti suscettibili di costituire ostacolo agli scambi e non
sugli elementi
fiscali o finanziari del progetto (5).
7. Spesa per il funzionamento dell'Ispettorato tecnico dell'industria. - 1. A decorrere
dall'anno
successivo all'entrata in vigore della presente legge, la spesa valutata in lire
92.500.000 iscritta nello
stato di previsione del Ministero del lavoro e della previdenza sociale a norma dell'art.
5 del decreto
del Presidente della Repubblica 12 maggio 1953, n. 1265, viene iscritta nello stato di
previsione del
Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato.
8. Contributo agli organismi di normalizzazione. - 1. Il Ministro dell'industria, del
commercio e
dell'artigianato può concedere agli organismi di normalizzazione un contributo annuo
determinato
forfettariamente in relazione alle spese documentate dagli organismi stessi.
9. Differimento della messa in vigore di regole tecniche. - 1. Le regole tecniche non
possono
essere messe in vigore prima del termine di tre mesi dalla comunicazione del loro progetto
alla
Commissione delle Comunità europee.
2. Se nel termine di cui al comma 1 il progetto di regola tecnica è oggetto di un parere
circostanziato
della Commissione, ovvero di osservazioni di uno Stato membro della Comunità europea, in
quanto
suscettibile di creare ostacoli tecnici alla libera circolazione dei beni, la messa in
vigore della regola
tecnica è differita di sei mesi a decorrere dalla comunicazione del progetto. Nel caso in
cui la messa in
vigore riguardi una regola tecnica di cui all'articolo 1, comma 2, lettera c), il
differimento è di quattro
mesi.
3. Se nel termine di cui al comma 1 la Commissione notifica che la regola tecnica riguarda
una
proposta di direttiva o di regolamento presentata al Consiglio o una materia oggetto di
proposta di
direttiva, di regolamento o di decisione, ovvero notifica l'intenzione di presentare al
Consiglio una
proposta di direttiva o di regolamento, la messa in vigore della regola tecnica è
rinviata di dodici mesi a
decorrere dalla comunicazione di cui al comma 1.
4. Se il Consiglio adotta una posizione comune durante il periodo di sospensione di cui al
comma 3, il
periodo stesso viene aumentato a diciotto mesi.
5. La sospensione di cui ai commi 3 e 4 cessa se la Commissione comunica il ritiro della
proposta o
del progetto o la rinuncia ad adottare un atto comunitario cogente ovvero se è adottato
un atto
comunitario vincolante.
6. Il presente articolo non si applica alle disposizioni legislative, regolamentari ed
amministrative o
agli accordi facoltativi che:
a) si conformano agli atti comunitari cogenti che danno luogo all'adozione di specifiche
tecniche;
b) soddisfano gli impegni derivanti da un accordo internazionale che dà luogo
all'adozione di
specifiche tecniche comuni nella Comunità;
c) fanno uso di clausole di salvaguardia previste negli atti comunitari cogenti;
d) applicano l'articolo 8, paragrafo 1, della direttiva 92/59/CEE del Consiglio, relativa
alla sicurezza
generale dei prodotti;
e) eseguono una sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee;
f) modificano una regola tecnica conformemente ad una richiesta della Commissione, per
eliminare
un ostacolo agli scambi.
7. Il presente articolo non si applica alle regole tecniche che vietano la fabbricazione
di prodotti
senza ostacolarne la libera circolazione e alle regole tecniche di cui all'articolo 1,
comma 2, lettera c). I
commi 3 e 4 non si applicano alle regole tecniche di cui all'articolo 1, comma 2, lettera
b).
8. Il presente articolo non si applica se l'adozione di regole tecniche è resa necessaria
da urgenti
motivi dovuti ad una situazione grave ed imprevedibile attinente alla tutela della salute
delle persone e
degli animali, alla prevenzione dei vegetali o alla sicurezza o per ottemperare ad
obblighi derivanti da
trattati internazionali (6).
10. Disposizioni finanziarie. - 1. All'onere derivante dall'attuazione della presente
legge, valutato in
lire 200 milioni in ragione d'anno, si provvede mediante corrispondente riduzione dello
stanziamento
iscritto, ai fini del bilancio triennale 1986-1988, al capitolo 6856 dello stato di
previsione del Ministero
del tesoro per l'anno finanziario 1986, all'uopo utilizzando lo specifico accantonamento.
2. Il Ministro del tesoro è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti
variazioni di
bilancio.
11. Entrata in vigore. - 1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo alla
sua
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
Note:
(1)
(2) Articolo così sostituito dall'art. 46, L. 6 febbraio 1996, n. 52.
(3) Articolo prima sostituito dall'art. 53, L. 29 dicembre 1990, n. 428 e poi abrogato
dall'art. 46, L. 6 febbraio 1996, n. 52.
(4) Articolo così sostituito dall'art. 46, L. 6 febbraio 1996, n. 52.
(5) Articolo così sostituito dall'art. 46, L. 6 febbraio 1996, n. 52.
(6) Articolo così sostituito prima dall'art. 53, L. 29 dicembre 1990, n. 428 e poi
dall'art. 46, L. 6 febbraio 1996, n. 52.
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